Vestibolite, una vera malattia

Vestibolite, una vera malattia

C’È UNA MALATTIA FEMMINILE, A LUNGO LIQUIDATA COME IMMAGINARIA, CHE TALE PROPRIO NON È: SI CHIAMA VESTIBOLITE E CAUSA DOLORI INSOPPORTABILI ALLA PENETRAZIONE.

Bisogna avere un occhio attento e libero da pregiudizi (non di rado il dolore delle donne è poco studiato e poco capito) per diagnosticarla. Spesso sfugge a un ginecologo, spesso la conosce solo un sessuologo, le due competenze insieme risolvono decisamente il problema.

Il vestibolo è una zona ricca di ghiandole che si trova sotto il clitoride e sopra l’ingresso vaginale. È una piccola parte del nostro corpo che talvolta si infiamma in modo cronico dopo episodi di candida curata male o in ritardo, o in persone predisposte a infezioni recidivanti per scarsa resistenza del sistema immunitario. Il dolore che si prova non è alle spinte profonde del rapporto sessuale, ma all’inizio della penetrazione, quando il vestibolo viene stirato dall’ingresso del pene.

Curare la vestibolite vuol dire curare l’infezione vaginale che sta all’origine: è importante proseguire per 6 mesi circa con una terapia orale a base di agenti che ristabiliscano le difese immunitarie e che facciano decisa guerra alla candida.

La dieta gioca un ruolo di primo piano: occorre eliminare lieviti, latticini e cibi raffinati (per esempio lo zucchero bianco), e integrare moltissimo con vitamina C, succo di agrumi non zuccherato (meglio il limone!), verdura a piacere e a volontà. Bisogna anche sospendere i rapporti sessuali per almeno un mese dall’inizio della cura, modificare la postura cercando di non accavallare le gambe, la gonna è da preferirsi ai pantaloni, la biancheria deve essere assolutamente di cotone traspirante, a bici e moto per un po’ si deve rinunciare…

La cura tradizionale va integrata con la terapia naturale: olii vegetali da applicare ogni sera proprio sul vestibolo, all’interno delle piccole labbra, una crema vaginale di calendula e hydrastis come terapia locale ai primi bruciori, così come la malaleuca alternifolia. Altri accorgimenti dovranno essere discussi direttamente con il ginecologo che metterà a punto una terapia individuale, comprendente talvolta esercizi (biofeedback) di rilassamento del pavimento pelvico.

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