L’ARRIVO DI UN FIGLIO APRE NUOVE OPPORTUNITÀ

Le donne fanno esperienza del maschile negli uffici, nel ritmo lavorativo, nell’ascesa aziendale, nella carriera scolastica. Come se, nell’ambito della vita sociale, il modello maschile fosse l’unico modello di riferimento. Questo cammino a senso unico si traduce in uno squilibrio e spesso in un prezzo alto da pagare per noi donne, costrette comunque a qualche rinuncia e a salti mortali per tenere in equilibrio lavoro e famiglia, carriera e affetti. Non sarebbe invece il caso di aprire finalmente la strada a entrambi i sensi di marcia e invitare gli uomini a cadere nella tentazione del femminile?

Grazie alla riscoperta della propria parte femminile, l’uomo potrebbe “vedere” la donna, capirla e rispettarla di più. Con riflessi positivi per entrambi, anche nel privato. Prendiamo per esempio la paternità: un papà che non teme di far emergere il proprio lato femminile è un papà che si prende cura, che dedica lo stesso tempo della mamma alle faccende domestiche e collabora alla pari con lei alla crescita dei figli, disposto non solo a giocare con loro, ma anche a seguirli nei compiti, a portarli a scuola, a parlare con le maestre e il pediatra, capace di medicare un ginocchio sbucciato, di cambiare un pannolino o dare il biberon.

Per risolvere il problema ci vuole un cambio di passo, di mentalità, perché i vecchi cliché sono sempre in agguato. Però ne vale la pena. In Svezia, l’unico paese europeo in controtendenza rispetto al generale calo delle nascite, a usufruire dei (là generosi) congedi parentali dopo la nascita di un figlio, in quasi la metà dei casi (45%) è il neo papà. In Italia solo il 17% lo fa, alternandosi con la mamma, mentre la maggior parte si limita a godersi i 5 giorni di paternità obbligatoria.*

Pensiamoci: questa piccola rivoluzione culturale potrebbe davvero produrre frutti dolcissimi.

*Dati Ocse 2016

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